giovedì 2 luglio 2009

Avvistati “Falchi” sull’Isola d’Elba







Domenica 21 giugno, da calendario verrebbe da dire primo giorno d’estate, ma in realtà dopo una notte forte tromba d’aria durante la notte le temperature si sono abbassate di molto gradi e addirittura la gara è stata a rischio per smottamenti e cadute di rami e piante lungo il percorso.
Grazie allo staff della Tagliagambe la strada del monte Perone viene ripulita a tempi record dopo che una bufera nella notte aveva fatto cadere di tutto sull'asfalto e quindi permesso il regolare svolgimento della gara
La Tagliagambe nasce come idea in una serata di fine primavera da tre amici marinesi che,davanti a parecchi bicchieri, decidono intorno alla botte del pub Coltelli di scalare il Monte Perone in bicicletta. Un' idea un po’ bizzarra dato che i tre giovani non erano per niente allenati e l'ascesa al Monte Perone presenta pendenze fino al 13%. Viene così dato il nome "Tagliagambe" a questa avventura. Dal 2005 ad oggi la gara sta assumendo un grande interesse.

Cosi domenica 21 giugno gli organizzatori hanno avuto l’onore di dare il via alla 5° “Tagliagambe” con partenza da Marciana Marina e arrivo al monte Perone. Circa 90 iscritti. Questa volta venuti anche da Bolzano, Torino, Novi Ligure, Reggio Emilia, Lecco.
Anche se alla fine il vincitore Galizzi Alessandro è un tesserato per l’atletica isola d’Elba che si aggiudica la gara con il tempo di 39’21’’ seguito da un atleta lombardo Castelnuovo Marco con il tempo di 40’38’’ e chiude il podio un forte atleta dell’Emilia Romagna Rondoni Roberto con il tempo di 41’17’’ (giunto anche 8° alla 50Km di Romagna)

Correre fuori regione o in posti nuovi è sempre una bella esperienza perché durante le fasi del riscaldamento si sentono tutti i commenti che fanno altri atleti verso di te (….questo è uno che viaggia……guarda che passo…..arriva da Lecco, dove c’è il Resegone……..).
Inoltre durante la fase di riscaldamento mi ferma un signore, mezza età, chiedendomi se sono di Lecco, due parole, dove corri che gare fai……alla fine scopro che fa il maestro di sci ai Piani di Bobbio…..è proprio vero che il mondo è piccolo!!!!!

Per classifiche e altro: www.tagliagambe.net
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martedì 30 giugno 2009

Pusiano-Rifugio SEC



Esco dal lavoro dopo una giornata di m...da ( i numerosi auguri di onomastico non sono proprio serviti a niente!) e decido di sfogarmi con una bella sgambata. L'obiettivo iniziale è un bel Campora-SEC ma arrivati a Cesana resto intrappolato nel traffico di auto. Tanto basta per farmi prendere una decisione forse un pò azzardata: lascio cioè la macchina nel parcheggio di fianco al semaforo di Pusiano e decido di affrontare da lì il Cornizzolo. Parto in quarta e sento lo stress uscirmi dai pori insieme al sudore. La serata è afosa e qualche nube scura non lascia prevedere molto di buono. Al 12° minuto arrivo al lago del Segrino, svolto subito a destra e inizio ad arrancare in direzione Cornizzolo. Qui la pendenza non scherza, ma le gambe e il fiato reagiscono bene tanto che in Campora non degno nemmeno di uno sguardo la fontanella d'acqua. Alla mezz'ora esatta sono alla sbarra del Rifugio Cacciatori. Mi viene il dubbio di essere partito un pò troppo spedito ... ed infatti inizio a pagare col fiato. Qui ogni curva mi è familiare e ogni volta le maledico! Passo dal grande faggio e sento qualche goccia cadermi sulle braccia ma è solo il sudore che sgocciola dalla fronte. Ad un tratto le gambe sembrano accelerare da sole: sono arrivato al punto in cui la pendenza diventa più dolce, guardo il tempo e vedo che sono sui 55 minuti: decido di tentare di arrivare entro l'ora. Ma quando ormai il rifugio è in vista, ecco l'ultimo strappo veramente tosto ma lo stesso riesco ad arrivare al rifugio in 1 ora esatta!
Il pensiero va subito agli amici Stambecchi, chissà dove sono adesso: mentre io conquisto il loro territorio, qualcuno di loro sarà probabilmente in relax al mare e qualcun altro ormai stabilmente emigrato in Svizzera ... ed è mentre sto scendendo immerso nei miei pensieri, soddisfatto della bella prestazione, che Giove Pluvio decide di farmi uno scherzetto niente male: un diluvio che mi ricorderò per un bel pezzo! riesco ad arrivare in Campora sotto scrosci d'acqua, grandine e vento. Mi rintano sotto un portico e non posso far altro che restarmene lì bagnato fradicio in canottiera ad aspettare per oltre mezz'ora. Un bellissimo arcobaleno mi consolerà almeno in parte ....



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martedì 23 giugno 2009

20/06/09 Monza-Resegone

Monza, Arengario ore 19.30: la piazza è invasa da una folla festante. Ai banchi del ritiro pettorali si presentano anche quest’anno 184 terne tutte con un unico obiettivo: ritrovarsi dopo 42 km. A Capanna Monza a 1170 metri sul Resegone!
Molte le facce conosciute; in una sfarzosa camicia hawaiana ecco Colnaghi: la sua terna è senza dubbio la favorita, ma anche quella di Zenucchi non è da meno….. a noi però non interessa di certo combattere per il podio!
Sono ben 9 quest’anno le squadre schierate dall’AVIS Oggiono e altrettante dai Runners Bergamo. L’obiettivo quest’anno è duplice: il primo è quello di conquistare la coppa della società con più terne arrivate al traguardo e l’altra è una sorta di gara interna alla nostra società che l’anno scorso ci ha visti vincitori. Sappiamo però che quest’anno sarà molto dura raggiungere entrambi gli obiettivi. Ema è reduce da uno stiramento all’adduttore destro che l’ha limitato notevolmente negli allenamenti e la terna Biffi-Bosisio-Donghi è senza dubbio molto agguerrita ed equilibrata (scherzo della sorte partiranno immediatamente prima di noi). Alle 21:00 viene dato il via alla prima terna seguita ogni 20 secondi dalle altre. Partono prima le terne femminili, poi le miste e infine le terne maschili. Il tempo è molto incerto: nuvole nere incombono su Monza e mezz’ora prima della partenza inizia a piovere. Io decido di portare con me un Kway, scelta che poi risulterà quanto mai fondamentale. Il momento della partenza è emozionante: in ordine di pettorale si viene chiamati sul palco davanti a decine di fotografi e una moltitudine di gente che ti incita e ti applaude: sono 20 secondi in cui diventi protagonista della gara! Quando parti, tra 2 ali di folla festosa, senti veramente l’entusiasmo e l’ammirazione di tutti: tantissimi i bambini che ti chiedono di battere un cinque sulla mano.
In questo clima particolare i primi chilometri volano via. Raggiungiamo subito la terna precedente e con loro corriamo a buon ritmo fino al quinto chilometro quando decidiamo di forzare e provare ad andarcene. Ema sembra seguirci e allora proseguiamo superando diverse altre terne che tra battute spiritose ci cedono il passo. Fino a Merate procediamo bene con Ema che ci segue ad una decina di metri. Io continuo a voltarmi ed incitarlo e lui sembra tenere il passo, ma verso il 17° km lo sento urlare: il dolore alla gamba è ricomparso improvvisamente tanto da farlo zoppicare vistosamente. Decidiamo di fermarci al primo ristoro per chiedere del ghiaccio e a questo punto l’unico obiettivo che ci resta è quello di cercare di arrivare tutti e tre al traguardo. Iniziano a superarci le altre terne tra le quali riconosciamo quella di Colnaghi che decido di incitare accompagnandoli per qualche centinaio di metri. Dobbiamo cercare di far correre Ema fino a Calolzio, poi la salita permetterà di rallentare il ritmo. Ma arrivati ad Olginate ecco che inizia a piovere in modo consistente fino a trasformarsi in un vero e proprio nubifragio. Effettuiamo il cambio maglietta sotto la pioggia, indossiamo il Kway ed anche il faretto luminoso che diventa indispensabile per evitare di farci investire dalle auto visto che la strada per Erve è quasi completamente priva di illuminazione. La salita effettivamente sembra dare sollievo ad Ema che risente positivamente di un ritmo più lento. Dopo numerose curve raggiungiamo Erve. Alla soddisfazione di essere arrivati fin lì si sostituisce subito la preoccupazione di dover affrontare la parte più dura della gara in condizioni ambientali estreme. La pioggia scende incessante rendendo il sentiero scivoloso e a tratti simile ad un vero e proprio ruscello. Man mano che si sale la temperatura cala sensibilmente e l’acqua penetra fino alle ossa. Ci si mette anche la nebbia che nel buio della notte rende difficile individuare il sentiero: l’unico riferimento che mi resta è l’altimetro del mio Garmin che mi dà un’idea di quanto possa mancare a raggiungere il traguardo. Proseguiamo in queste condizioni per circa un’ora fin quando raggiungiamo improvvisamente Capanna Monza. La soddisfazione è grandissima! Do un’occhiata al tempo e leggo 4 ore e 15 minuti: visto come si erano messe le cose non è neanche male…. Il rifugio è una bolgia: non c’è uno spazio nemmeno x cambiarsi e rifocillarsi. Dietro un tendone si dà soccorso ai più provati. Il freddo si fa sentire e rimpiango di non aver messo nella sacca del cambio dei vestiti più pesanti. Finalmente la pioggia sembra dare una tregua ma l’avventura non è ancora finita: bisogna ancora tornare a Erve scendendo da un sentiero reso viscido dalla pioggia. Decidiamo quindi di incamminarci ed infatti il ritorno si dimostra più duro della salita con le gambe indolenzite e il rischio costante di scivoloni e storte. Dopo oltre un’ora e mezza raggiungiamo Erve dove abbiamo l’auto che ci riporterà a casa. Non abbiamo neppure la forza e la voglia di cambiarci i vestiti: accendiamo al massimo il riscaldamento e ci avviamo verso casa con le prime luci del giorno. Anche quest’anno la nostra Monza-Resegone l’abbiamo vinta!

Posted by KayakRunner
articolo originale su http://oggionokayakteam.blogspot.com/

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giovedì 18 giugno 2009

Stralugano.......

Dopo essermi iscritto all'Orselina-Cardada (Locarno - Svizzera) di domenica, mi è saltato fuori questa perla dai meandri della memoria. Oggi come allora, senza parole...eccezionale......


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mercoledì 10 giugno 2009

07/06/2009 - Mariano Comense (CO) – Riunione regionale notturna in pista

“Ciao Zio, domenica a Mariano faccio un 400. Ci sono anche i 5000 metri, dai vieni anche tu”. Più o meno così mi dice il “Panda”, amico quattrocentista, al telefono.
Cinquemila metri. Cioè, intendo “metri”. Da quanti anni non corro più gare che si misurano in metri? Ne ho fatte a bizzeffe negli ultimi anni: 5 km, 8km, 10 km, 21 km. Però, cavoli, tutte in “chilometri”. Di gare “in metri” non ne faccio più da quando avevo ancora i capelli. Tanto tempo fa insomma.
Son titubante, non so, non son sicuro, sono un po’ demotivato in questo periodo, non mi sento in forma. Finalmente sabato sera una Pedavena scioglie la prognosi ed eccomi il giorno dopo in auto verso Mariano Comense (CO), musica in sottofondo dei Whitesnake e rimuginando sul fatto “ma perché in pista le gare le misurano in metri, mentre le altre in chilometri?”. Al campo sportivo mi sembra di ritornare giovane, primi anni ’90, quando correvo 800 e 1500. Mamma quanto tempo è passato! Pago il dazio dell’iscrizione, un supereconomico eurino, una sola monetina. Superata la felicità iniziale (data la mia proverbiale tirchieria), mi ricordo però di Caronte che si prendeva appunto una sola monetina per traghettare le anime agli inferi. In preda a questi oscuri presagi mi siedo in tribuna in compagnia dell’amico Panda e aspetto. E aspetto. E aspetto. In pista va così. Ci sono prima di noi la marcia, gli ostacoli, i 400, e i 100. Però cavoli è anche bello. Scambio due chiacchere col Panda (che di nome vero fa Danilo), guardo la sua gara sui 400 e il tempo passa in fretta. La nostra gara è alle 21 e 40 circa. Serie unica, maschile e femminile. Pochi preamboli ed eccoci alla partenza, tutti in fila. Non riesco a far meno di notare che, chissà perché, tutti gli uomini con scarpe da strada, mentre le donne son tutte chiodate. E agguerrite. Mha?! Sparo e via. Son terzo. Non mi sembra di far fatica e passiam al 1000 (metri) in 3’20’’ o giù di lì. Ma pian piano comincio a illudermi di capire finalmente il perché di ‘sta benedetta misurazione “in metri”. Qua in pista il passo è sempre uguale metro dopo metro. Nessuna variazione di pendenza, nessun cambiamento di direzione brusco, nessun saliscendi per pigliare fiato e cambiar frequenza. Curva, rettilineo, curva, rettilineo. Stop. Comincio a patire e mi passa il treno della prima donna. Cerco di rintuzzare l’attacco, ma ormai son fuori ritmo. Questi rullano in doppia cassa, mentre io sono una batteria fuori tempo e ondeggio un po’ tra un giro e l’altro. La gara scorre però veloce e subisco comunque il fascino di questa fatica sempre uguale a ritmo serrato. Ultimo passaggio, campana. Con un impeto d’orgoglio cerco di reagire ad un concorrente che sopraggiunge da dietro e alla fine ce la faccio, anche se solo per pochi secondi. Alla fine chiudo in quarta posizione, anzi quinta perché Sara Speroni (la prima donna) alla fine mi ha cacciato una ventina di secondi. E visto che eravamo in soli cinque ometti…bhe…la gloria non è poi molta….Appena mi ripiglio mi trovo davanti il Panda, cronometro munito e sorridente che mi dice il tempo finale. 17’28’’, che per me non è poi neanche malaccio.
Un po’ galvanizzato dall’esperienza mi riprometto di replicare con altre gare in pista e ritorno a casa con in borsa tre Menabrea imbevute. Ma come al solito, anche questa, è un’altra storia……

Lo Zio
(articolo originale da http://www.asfalchi.it)
Nella foto: lo Zio e il Panda nell'immediato dopogara.....Si, lo so. IL Panda è molto più professional....

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